Obesità: meglio una dieta “faticosa” o un “semplice” intervento chirurgico”?
Qualche anno fa arrivò da me in studio mamma, papà e figlioletto di dieci anni. Entrambi i genitori sembravano di livello socio economico culturale medio alto; entrambi erano professionisti.
Il papà aveva circa 50 anni ma devo dire portati non molto bene. Era un uomo alto con le spalle un pò curve tipiche di chi passa molto tempo seduto alla scrivania e non ha mai frequentato una palestra o di chi ha un atteggiamento di “chiusura”; fronte alta, zigomi piatti e naso aquilino. Indossava occhiali di marca pregiata ma con le lenti poco pulite; al polso portava un orologio di un marchio importante, un modello non più di moda, con il cinturino in pelle molto consumato. Capii che era un gran fumatore dal colore marroncino di un paio di unghie della mano destra e dei denti che comunque non vedevano un’ igienista dentale da molto tempo. La scarsa cura della persona in antitesi alla sobrietà del suo abbigliamento, ai modi impeccabili uniti ad una apparente calma mi faceva pensare ad una persona sottoposta a grandi responsabilità tanto da dedicare poco tempo a se stesso.
La mamma era una donna sui 45 anni; capelli biondo platino in netto contrasto con le sopracciglia scure; profonde rughe frontali e un lieve cedimento delle guance con comparsa di rughe naso labiali le conferivano un’ espressione stanca e annoiata ancora più accentuata da borse palpebrali inferiori. Uno spesso strato di fondotinta era stato applicato sul volto per cercare di attutire le rughe e le sottili labbra erano disegnate con un tratto rosso scuro al fine di ben delimitarne il contorno. Il rossetto non era di colore vistoso; dentatura abbastanza curata. La sua corporatura era normale con muscoli poco tonici; aveva rughe e macchie cutanee scure probabilmente dovute ad un eccesso di esposizione solare sul décolleté. Le mani erano affusolate e ben curate ma le unghie erano rosicchiate.
Li feci accomodare e chiesi loro: “che cosa posso fare per voi?”
La risposta datami dalla donna fu: “il paziente è lui!” indicandomi il bambino.
Il figlio era un bambino di dieci anni alto meno di un metro e mezzo e del peso di circa 50 chili.
Il piccolo se ne stava tra i due genitori completamente concentrato su un video game; il suo abbigliamento era completamente griffato. Aveva capelli puliti ed ordinati; vedevo i suoi occhi attraverso le lenti degli occhiali, anch’essi di gran marca, che si sforzavano nel mettere a fuoco le immagini su quel piccolo schermo. Il colore della cute era più che roseo, quasi paonazzo; il collo era quasi un tutt’uno con la testa per non parlare del resto del corpo. Un bambino di dieci ani con quasi 15 chili di peso in più. Era obeso.
Quando chiesi: “qual è il problema di vostro figlio”?
La signora rispose immediatamente: ” vogliamo che il bambino dimagrisca. Ci hanno mandato da lei perchè ci hanno detto che è bravo e abbiamo visto alcuni pazienti che ha trattato”.
“Ho trattato bambini obesi?” le chiesi.
“No dottore! Lei ha fatto un intervento di liposuzione ad alcuni nostri amici”.
Credetemi se vi dico che per un attimo ho creduto di essere vittima di uno scherzo.
In un attimo ci fu un gelido silenzio quasi assoluto se non fosse stato per la musica in sottofondo proveniente dall’ altra parte della stanza.
Cercando di essere il più professionale possibile iniziai a chiedere notizie sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita del piccolo paziente. Le risposte datemi evidenziarono uno scenario disastroso.
Il figlio di questa interessante famigliola veniva nutrito in modo eccessivo con un’ alimentazione a base di merendine, biscotti, patatine, solo light come precisò sua madre, pasta asciutta, pane, banane come unica frutta, carni rosse e succhi di frutta. Non praticava alcuna attività fisica poiché sua madre tenne a precisare che le lezioni di violino e la scuola di inglese assorbivano già troppo tempo e poi il piccolo si sarebbe stancato troppo.
Ascoltavo la madre che parlava con estrema convinzione e suo marito non proferiva parola limitandosi solo ad annuire ad ogni affermazione di sua moglie. Era una situazione ai limiti del surreale.
Con grande calma visitai il paziente.
“Vostro figlio ha bisogno di dieta e palestra! Non di un intervento chirurgico” fu ciò che dissi alla fine della visita.
A queste parole la signora, evidentemente contrariata, mi disse: “Dottore! Mi avevano detto che lei è bravo e che risolve anche i casi disperati. E poi… una liposuzione non è proprio un intervento chirurgico… non è una cosa difficile! abbiamo visto su internet molti interventi… in america questi casi sono all’ordine del giorno”.
“Su bambini?” replicai e aggiunsi: “perchè volete sottoporre vostro figlio ad un intervento chirurgico, poichè la liposuzione è un intervento chirurgico vero e proprio, invece di affidarvi ad un bravo dietologo?”
La donna riprese un apparente controllo di se stessa e rispose: “una dieta è lunga e faticosa. Pesare gli alimenti …. e poi… il bambino non mangia se non le cose che vuole lui. Non possiamo risolvere con una semplice liposuzione?”
“No signori! Mi dispiace io non posso aiutarvi” risposi in modo secco alzandomi dalla poltrona.
Per la prima volta i genitori si guardarono. ”Quanto le dobbiamo dottore?” chiese il padre del piccolo paziente.
“Nulla” risposi aprendo la porta.
“Grazie dottore, buona sera”.
“Buona sera signori” risposi e chiusi la porta.
Quanto è stato riportato è un fatto realmente accaduto che dovrebbe farci riflettere sul problema dell’obesità che dalla maggior parte della gente è considerata soltanto un problema estetico ma in realtà è una vera e propria malattia spesso associata a gravi conseguenze per la salute.
Dagli ultimi studi della Scuola Superiore Sant’anna di Pisa in Italia gli obesi in età adulta sono pari al 10% della popolazione, poco meno di 5 milioni di persone. Questi malati hanno un costo sociale annuo di 8,3 miliardi, pari circa al 6,7% della spesa pubblica, impiegata per cure mediche soprattutto per malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie ma anche per endocrinologi, dietologi e psicologi (negli Usa il costo dell’obesità per lo Stato tocca il 9% della spesa medica complessiva, 147 miliardi di dollari). Queste cifre sono destinate ad aumentare senza qualche tipo di azione (o qualche tassa) e porterà ad un peggioramento globale della salute dei pazienti soprattutto nei casi di obesità infantile ancora meno considerata di quella adulta.
Nel nostro paese un milione di bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso e 400mila sono obesi. In pratica, è obeso un bambino su dieci e uno su tre in sovrappeso. Secondo l’indagine ‘Okkio alla Salute’, coordinata dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell’Istituto superiore di sanità (ISS), le maggiori responsabilità di una simile preoccupante situazione sono da attribuirsi in uguale misura a genitori iperprotettivi che nutrono in modo eccessivo i propri figli e alla scuola dove scarseggiano i controlli nelle mense. Sono state monitorate su tutto il territorio nazionale le classi terze delle scuole elementari prese a campione tramite una serie di questionari destinati a bambini, genitori e insegnanti, a cui è stata aggiunta una scheda antropometrica con indicati peso e altezza degli alunni misurati da operatori delle Asl. Il questionario destinato ai bambini comprendeva domande su attività fisica, comportamenti sedentari (utilizzo di Tv e videogiochi) e gli alimenti consumati a colazione e merenda nelle ultime 24 ore.
Dott. Paolo Di Lernia
















